martedì 12 dicembre 2017

Cucchiai XV secolo - Milano

Ecco una selezione di cucchiai ritrovati in area milanese.

venerdì 17 novembre 2017

1410 Tavola della Caccia - Cagliari



San Giuliano Pala dell'Annunciazione
Tavola della Caccia
 Joan Mates (1410)
Pinacoteca Nazionale di Cagliari (Sardegna)

giovedì 16 novembre 2017

Silver Folding spoon with leather box
1300-1400
Legacy of Hermann von Goch,
Cologne - Germany

martedì 7 novembre 2017

Armatura Lombarda nell' affresco di Castel Romano - Trento


L'affresco del Castello di San Romano in provincia di Trento, ora presso il museo diocesano della stessa provincia, che ha come soggetto la partenza delle cavallerie ci rende la visuale sull'arte armoraria lombarda del 1440.

lunedì 6 novembre 2017

Kunsthistorisches Museum Wien Grosse Schaller

Grosse Schaller
1490–1500
Kunsthistorisches Museum Wien
Neue Burg, Collection of Arms and Armour
Accession number A 3

giovedì 26 ottobre 2017

Italian Sword 140-1500


Italian Sword

Dated circa 1480–1500
Medium: steel, gilt bronze, wood, textile

Dimensions:L. 44 1/2 in. (113 cm); L. of blade 37 3/4 in. (95.8 cm); W. 9 1/2 in. (24.1 cm);
Wt. 2 lb. 15 oz. (1332.4 g)

This early sword is one of the few to retain fragments of its original grip bindings, here consisting of red and green silk.

The Metropolitan Museum of Art
Accession Number 14.25.1165




mercoledì 18 ottobre 2017

1430-1460 Orciuolo Double-Handed Drug Jar



Double-Handed Drug Jar (Orciuolo) with Oak Leaves and Leaping Hare


martedì 17 ottobre 2017

Purse from Carpaccio

Departure of the Pilgrims
Cycle of Saint Ursula.
Scene: Meeting of the Betrothed Couple and the Departure of the Pilgrims.

1495 . Vittore Carpaccio
Gallerie dell'Accademia - Venice




venerdì 13 ottobre 2017

Italian Cinquedea and Scabbard




Dated circa 1480-1510

Medium: blade of gilt and etched steel, grip of ivory and gilt brass, hardened tooled leather scabbard
Measurements: overall length 62.4 cm; blade length 47.6 cm

mercoledì 11 ottobre 2017

Kammerbüchse "Hussitenkrieg"

Cannone a retrocarica con mascolo , canna "incamiciata" .

Städtische Museen Quedlinburg/Schlossmuseum


L: 115 cm
Calibro: 12,5 cm



venerdì 6 ottobre 2017

Il Vino Trebbiano - Novelle del Sacchetti

Seppure il Sacchetti scrive le sue novelle nell'ultimo decennio del XIV secolo, penso si possano utilizzare alcune di esse per interpretare usi e costumi anche del secolo successivo, sopratutto in ambito popolano.

In questa novella facciamo scoperta di un vino poco conosciuto ma sembra molto amato nelle osterie del periodo, il Trebbiano.

mercoledì 4 ottobre 2017

Missiva di Sigismondo Malatesta ad Angelo Galli




Missiva di Sigismondo Malatesta raccolta nel canzoniere del poeta urbinate Angelo Galli apprezzato in diversi corte italiane.

mercoledì 27 settembre 2017

Armatura nei manoscritti estensi della metà del 15 secolo

Modena, Biblioteca Estense - Universitaria, Estense, Lat.233=alfa.M.5.27
Chronicon imperatorum et pontificum

Manoscritto di scuola ferrarese databile 1445-1450

La prima parte del manoscritto (cc. 12r-58r) reca il "Libellus" profetico di Telesforo da Cosenza; il testo è corredato da una serie di vignette a tempera, poste ad illustrare le singole profezie e quindi le previste tribolazioni del papato e dell'umanità dallo scisma d'Occidente fino alla pacificazione finale.
La seconda parte è invece costituita dai "Vaticinia Pontificum" di Gioacchino da Fiore.







1450-1500 German Cross




Germany 1450-1500
V&A Museum- M.303-1912
Jewellery, Rooms 91 to 93, The William and Judith Bollinger Gallery, case 6, shelf C, box 3

sabato 15 luglio 2017

Copia dello Ordine con lo quale e intrato il S. Conte Jeronimo in Forlì a di XV Luglio 1481 a hore XXI

15 luglio 1481
[Firenze, Bibl. Nazionale. Manoscritti II, 368.]
Per onorare e magnificare la dieta intrata era la strata de S.ta Croce per insino alla porta delli Codogni tutto de busso lauorata e fatta ad archiuolti e feste allantica dalle bande alle quale staseano tutte le ciptadine et donne de ditta città richamente in ordine.

Con soni di trombetti alle poste: li primi che intrasseno: Introrno fanti cento con lame lunghe e cento con tarchette de quegli che vengono de Roma e presono benissimo in ordine le boche delle strade che rispondono suso la piazza:
Pur chon bono ordine et chon trarre bombarde et ischiopetti intrò cento balestrieri chon le balestre chariche sanza verrettoni e colli pditti (predetti) fanti presono le boche delle ditte strate.
Dietro achostoro introrono cento altri fanti de quegli che sono state sino a ora in Forlì benissimo in ordine in mezo la piaza.

Cinque squadre de zente d’arme meglio in ordine che non se può dire intronno chon grande silentio e ordine, e suso la piaza si chompartinno in due parti chon son di trombetti e bombarde e schoppietti et con uoce al cielo Jeronimo,

Item 42 muli con forzerj et le sopraueste doro coperte tutte de rosato lauorato in zallo chon l’arme di

Uno squadrone di Jo. Fran.co  da Tolentino meglio in ordine che li predecti se apresentò suso la piaza nanti a uno Castello de legnio li fabrichato chiamato: Otranto: nella quale erono Jannizeri assai dentro uestiti alla turchescha e tanto notabil chosa e tanto benchomposto quanto dire se possa, ma per quella sera non fu chombattuto perche chosi era ordinato.

Doppo quelle squadre intronno chon grand’ordine cento coppie di putti uestiti a una Liurea con li chapelli artificiati et con ghirlande et una palma de busso in mano per uno.

Intrò doppo li putti tutti li artisti della citta a dua a dua con le loro insegne e stendardi che furono in gran moltitudine di artisti.

Intro quattro Cittadinj, zoé l’orso, la N. delli orzellj M.Gismundo e Francesco de nomaj, quattro chiamati Ghonfalonieri zoe ciaschuno de loro et tutti li suoi del suo quartieri con lo Ghonfalone innantj.

Intrati tutti li predetti ch.’ furono, li Anziani che sono presidenti della Città intronno et si fermonno sotto la porta delli Codogni: aspettando il suo S.’ cholle chiaue della città suso una targa de argento colli quali era el prefato Jo. Franc.co da Tolentino.

Dapoi chostoro intro certj zentili huomini antichj daben e Canciellerj del prefato S. Conte.
Drieto alloro intro quatto mule e quattro chaualli doppoi cholle Selle ed fornimenti dargento fine dorati, quali erano e sono della Madonna et octo gharzonì in giupponj che li menauano uestiti di seta paonaza e calze alla douisa.

Item dodici ragazzinj achauallo de chaualli piati ‘ tutti e dargento et li fornimenti dargento dorati lauori sottilissimi e degni li ragazj chon giupponi darzento paonazo et zorneecremesine.
Octo camerieri tuttj uesiti de broccado darzento et con li suoi caualli forniti di uelluto.

Dietro dalloro alquanto divisi da essi entrò Antonello da Forlì e Carlo da Lipranda mallese (maltese?) e Jo. Francescho da Bagnio questi d argento tutti tre e quattro altri Romanj vestiti de brochati d oro e collane e zoie assai.

Elchonte Jeronimo dilungato dalli ditti per mezo tratto di pietra colla donna sua se ne veniua passo passo in mezo ventiquattro suoi provisionati tuttj questi di seta verde in giupponi cholle chalze alla divisa sua chon ronche in spalla et Catalane a lato et lui vestito con uno zuppone zetani cremesino et una zornea d oro biancho suso uno cavallo bajo grosso fornito tutto de drappo d oro et la predetta Madonna con una vesta dignissima d oro con foza (foggia cioè moda) franzese in testa se apresentarono suso detta porta de Cotogni.
Con li  quali Jo. Franc.co De Tolentno colli ditti anziani uno delli quali fece in vulgare una oratione, se fecero inchontro e appresentarongli le Chiavi di detta Citta le quale detto omo tolse e dette lì ad uno suo ch’era li et portolle sempre in mano.

Dietro de loro S.rie veniuano pian piano le donzelle et le matrone della sudetta Madonna et alcuni altri huomini da bene.
E dentro la terra presso la porta se li ferono contra al prefato Signore x huomenj vestiti di biancho chon maze quali facevano fare largo e chomparirvi uno spiritello in arco altissimo, quale salutò la sua S.ima e chon laude e chon gloriarlo et magnificarlo Canto (cantò) solennemente in terza rima et in fine di sua oratione gridando tutta la turba Jeronimo "Jer.”

Così chaualcando le donne e damiselle uscivano dello ordine in mezo la strada toccavano la mano al prefato Signore. et Madonna: In questo intermezzo di tochare mano se gli fece inchontra uno altro Spiritello pure allegrandosi della venuta di Sua S.ima et magnificandolo andando più oltre e tuttavia tochando la mano, da grandissima moltitudine di gente seguitato se li fece in contra un altro spiritello pure allegrandosi della venuta di sua S.ima et magnificandolo.

Andando più oltra e tuttavia tochando la mano da grandissima moltitudine di gente seguitato, se gli fece in contra uno carro suso el quale fatto chon arte mirabile era uno paro d organi piccoli e due Cherichj,  puttj picoli cantavano in detti organj la S.’ del prefato S. ‘di questi ne ricevetti piacerj assai, perseverando pure all andare suo con tochar mano, et sempre ridendo presso la piaza se schontro nello aggiraffo el quale era brutto, ma fatto chon grande artificio et alla sua presentia fe atti assai.

Intrato suso la piaza si fermo la sua S. mirando la piaza et la moltitudine delle persone costi astanti alle finestre, como per la piaza , verso la sua S. si mosse uno carro triumphale lavorato tutto a oro e suso el quale erono parechi huomeni famosi romani in cima del quale era la fama, ogniuno di loro fece sua oratione e finito il dire se avio dinanti alla Sua S.’ e andonno a S. Croce dove smontò sua S. e così smontato da huomeni vestiti di biancho quali lo haueuano in mezo come è detto di sopra, lo presono in alto portandolo lo posono in sullo Altare grande, intorno al quale li preti parati comenzorono a cantare Te Deum laudamus, e fatta questa oratione fu portato in sella, voltaronsi ad un’altra volta uia diritta pure alla piaza suso uno cantone la quale era un arcouolto molto degniamente lauorato: suso el quale arco era la Justitia: Temperanza: Forteza.

Le quali tutte quattro cantorno degnamente et perché el era hora tarda chaualcò al palazo doue giunti che e furono essendo per smontare parlò alla gran moltitudine con dire: Io me rachomando nelle vostre braccia, huomeni miej, li quali per leuarlo di sella erano parati, e poi disse elmio Corsiero fate sia salvo….etc…. et io dal canto mio faro il douero.

A Madonna la quale assurgia fu balestrata e portata suso, fu tolto il chauallo el fornimento tagliato in mille pezi, et perché era tutto oro ui si ferì tre huomeni fralloro.

E venuoto suso alla sala et camere oue non era altro apparecchio se non oro e seta, e arzento, e di molti Zittadini in ordine con trombetti pifferi; et tamburini, et lauati el prefato S. e Madonna honoramente, e tante chonfetioni dispensate e distribuite che era una piatà a ueder per terra.
Eravi una Credenza dargento del peso di 3000 libre aparechiata in la saletta e uno bacile grande doro e broncino grande doro e sei taze di cinque libre luna doro e uno Altaro tutto fornito doro e perle e seta. Pareva il paradiso a vedere e chontemplare tale chose.

FINIS.
Julii 1481.

mercoledì 26 aprile 2017

Il Poliziano testimone della congiura de Pazzi



26 aprile 1478, Domenica prima dell’ascensione, in Duomo, a Firenze si celebra la Santa Messa , Lorenzo e Giuliano de Medici verranno aggrediti dai congiurati, Giuliano perderà la vita mentre Lorenzo miracolosamente si salva.

Testimone del fatto che poi passerà alla storia come “La Congiura dei Pazzi” è Angelo Ambrogini al secolo Poliziano,  poeta e umanista alla corte di Lorenzo de Medici.
Lo stesso poeta ci riporta la vicenda in una  cronaca Pactianae coniurationis commentarium , opera in latino di cui noi riproponiamo una parte nella sua, postuma, trascrizione in volgare :

“Comunicatosi appena il prete, a un cenno Bernardo Bandini, Francesco Pazzi e altri Congiurati giratoli attorno pigliano in mezzo Giuliano. Bandini il primo con un colpo trapassali il petto. Il semivivo fa prova fuggire e lui dietro. Fatti alcuni passi e mancandoli col sangue le forze mentre stramazza eccoli sopra Francesco, e i colpi non aspettano i colpi.
Così t’ammazzano quel sì dabben Giovane. Il servo che l’accompagnava. tutto impaurito. era vituperevolmente corso a rimpiattarsi.
Nel tempo stesso gli scherani destinati a Lorenzo sonogli addosso.
Il Volterrano con la sinistra gli afferra una spalla, miragli un colpo alla gola.
Egli imperterrito, giù il mantello, al sinistro braccio lo avvolge, fuori la spada, ma nel voler districarsi è ferito nel collo.
Il prode e animoso snuda il pugnale, guardasi intorno, diffendesi.
Sgomentati i sicari si fuggono.
Nè poco fecero per lui Andrea e Lorenzo Cavalcanti suoi paggi, il secondo de quali è ferito in un braccio.
Che tumulto il popolo! Uomini, donne, preti, fanciulli, che scappano nè alcuno sa dove.
Che schiamazzo che gemiti.
Tutti parlano nessuno s’intende.
Alcuni credettero fin rovinasse la Chiesa.
Il Bandini, trucidato Giuliano, nè pago di sua parte cerca Lorenzo, ma egli s’era già salvato in sagrestia. Imbattendosi però in Francesco Nori molto esperto facitore delle cose de Medici, te gli affonda la spada nel petto, e quasi il fa a ghiado.
Il palpitante cadavere è portato nella sagrestia dove s‘era Lorenzo rifugiato.
Allora io e altri che quivi c’eravamo recati, la porta ch’era di bronzo chiudemmo, e così dal pericolo che l Bandini ci fosse addosso ci salvammo.
Mentre poi custodiamo la porta, chi trema dalla paura, e chi per la ferita di Lorenzo.
Antonio di Jacopo Ridolfi dabben giovine succhiarli la piaga.
Lorenzo nulla badare alla sua salute ma continuamente chiedere “È salvo Giuliano”.
Poi sdegnoso minacciare e dolersi che la sua vita si voglia da chi meno il dovrebbe.
Immantinente un groppo di armati Giovani devoti a Medici accalcansi alla porta, gridano a una voce “siamo amici siam parenti … esca Lorenzo, prima che gli avversari prendan piede”.
Noi di dentro titubanti “nemici od amici … è salvo Giuliano” ma essi silenzio.
Allora Sigismondo Stufa, molto amico, e fin da fanciullo affezionatissimo a Lorenzo, monta le scale, va sulla cantorìa, guarda in Chiesa, vede il cadavere di Giuliano per terra, riconosce amici di fuora e grida “Aprite”.
Entrano, mettonsi in mezzo Lorenzo, e per via da non s’incontrare nel morto sel conducono a casa.

Io diritto a casa ritorno, ma imbattutomi in Giuliano crivellato dalle ferite, in un mare di sangue e miseramente steso per terra, dall’importabile pena vagello, e quasi fuor di me da vari amici sostenuto sono a casa riportato.”

mercoledì 29 marzo 2017

Coffret - Scatola a Padiglione ricoperta in pelle




Austria XV secolo
Dimensioni: Alt. 16 cm; Lung. 25 cm.; Prof. 13 cm

Descrizione:

lunedì 20 marzo 2017

Protesta contro Galeazzo Maria Sforza



Il 20 marzo 1466 il nuovo duca Galeazzo Maria Sforza fece il suo solenne ingresso in Milano reduce dal Delfinato entrando per porta ticinese.
Tra le varie missive troviamo questa in cui si fa riferimento a un "pazzo" che forse voleva il ritorno della Repubblica Ambrosiana , piuttosto chiare le richieste del novello Duca al Capitano di Giustizia.


giovedì 16 febbraio 2017

Pala di San Ginesio - Men at Arms


Pala di Sant'Andrea detta anche Pala di San Ginesio
1463 - Nicola da Siena

Detail of Men at Arms

 





martedì 31 gennaio 2017

15th Italian Parade Sword







Late 15th century Italian parade sword, the guard and pommel possibly refitted in the 18th-19th century

Measurements: Overall length 112cm

The broad blade of sharply tapering form consistent with Oakeshott Type XV is forged with a high median ridge and marked with a trefoil at either side.


The forte is finely worked with figures on both sides, probably Biblical, and inlaid with gold.

 

The stepped grip of horn is inlaid with mother of pearl panels, lightly-recurved guard and fig-shaped pommel of copper heavily gilt, superbly engraved overall in elaborate vine motifs.


A quite similar example was sold at Sotheby’s Hever Castle Sale in May, 1983, lot 121.
Of a small but known type of Renaissance swords, four of which are documented, see volume I, p. 108 of the Hever Castle Arms & Armour Sale catalog. Deaccessioned from the John Woodman Higgins Armory Museum, Worcester, Ma. Acquired by the Higgins from the American Art Association Auction, New York, of October 10-15, 1932, from the Morosini Collection, lot 525.